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Dall’autonomia dell’IA a un’IA responsabile: con l’IA agentica, la produttività aumenta, ma la responsabilità rimane

Tempo di lettura: 4 min

Data di modifica: 21 Ottobre 2026

Gli agenti di intelligenza artificiale si stanno affermando come una delle evoluzioni più discusse nel settore delle tecnologie aziendali. L’AI Opportunities Action Plan, pubblicato dal governo britannico nel 2025, identifica l’IA come un importante motore di crescita economica e di trasformazione dei servizi pubblici, delineando un chiaro orientamento politico volto ad accelerarne l’adozione in tutti i settori dell’economia (1). Un recente rapporto di Salesforce indica che il 69% delle aziende britanniche ha integrato agenti di IA all’interno dei propri team, evidenziando tuttavia difficoltà in termini di governance e trasparenza (2).

Mentre l’IA generativa aiuta principalmente gli utenti a redigere testi, effettuare ricerche o sintetizzare informazioni, gli agenti di IA sono in grado di agire. Possono cercare informazioni, interagire con software, attivare workflow, generare codice ed eseguire attività articolate in più fasi con un intervento umano limitato. La modalità agente di GitHub Copilot, ad esempio, può analizzare una base di codice, proporre modifiche, eseguire comandi e test, quindi correggere gli errori in modo iterativo fino al completamento dell’attività (3).

I vantaggi risiedono nell’automazione, nella rapidità e nella scalabilità. Le organizzazioni prevedono incrementi di produttività, una riduzione degli ostacoli operativi e la possibilità di eseguire processi su una scala difficilmente raggiungibile con il solo intervento manuale.

Tuttavia, il passaggio da un’attività assistita dall’IA a un’attività eseguita dall’IA modifica la natura del rapporto tra esseri umani e tecnologia. Quando i sistemi iniziano a compiere azioni anziché limitarsi a formulare raccomandazioni, le questioni relative alla responsabilità, alla supervisione e alla tracciabilità ai fini probatori assumono un’importanza decisamente maggiore.

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Indice

I punti chiave da ricordare sull’IA agentica

  • Gli agenti di intelligenza artificiale vanno oltre il semplice supporto: sono in grado di agire direttamente, interagire con i software ed eseguire compiti complessi con un intervento umano limitato.
  • I miglioramenti in termini di produttività comportano una responsabilità che rimane sia umana che organizzativa: anche quando un’azione viene eseguita da un’intelligenza artificiale, l’organizzazione che la implementa rimane responsabile del risultato.
  • La proliferazione degli agenti di intelligenza artificiale accresce le esigenze di supervisione e tracciabilità: le organizzazioni devono essere in grado di determinare quale agente sia intervenuto, quali informazioni siano state utilizzate e in che modo sia stato ottenuto un risultato.
  • L’IA agentica pone una nuova sfida in materia di prova: in caso di audit, indagine, controllo o controversia, diventa necessario poter dimostrare l’integrità, l’autenticità e la cronologia delle azioni compiute dall’IA.
  • I meccanismi di fiducia digitale consentono di creare una traccia di audit affidabile: la tracciabilità delle interazioni, la marcatura temporale elettronica e l’archiviazione sicura possono preservare le prove degli scambi uomo-macchina e macchina-macchina e rafforzarne il valore probatorio.

La questione non riguarda tanto l’autonomia quanto la delega

Delegare un compito a un agente di intelligenza artificiale equivale a trasferire una parte del processo decisionale operativo a un sistema il cui ragionamento potrebbe non essere più del tutto comprensibile a posteriori. Si tratta di una questione fondamentale, poiché le aziende rimangono responsabili dei risultati, anche quando questi sono generati da macchine.

Un addetto al servizio clienti può rispondere direttamente ai clienti. Un addetto alla conformità può esaminare le transazioni e segnalare eventuali anomalie. Un sviluppatore può generare e modificare il codice. In ciascuno di questi casi, la responsabilità ricade in ultima istanza sull’organizzazione che implementa la tecnologia.

Il livello di supervisione richiesto aumenta quando più agenti intervengono congiuntamente. In un ambiente di sviluppo software, ad esempio, un agente può scrivere il codice, un altro testarlo e un terzo proporre delle correzioni. Man mano che aumenta il numero di agenti di IA coinvolti in un flusso di lavoro, diventa più complesso comprendere come sia stato prodotto un determinato risultato.

La visibilità e la tracciabilità diventano quindi un requisito operativo. In caso di incidente, le organizzazioni potrebbero dover identificare quale operatore sia intervenuto, quali informazioni siano state utilizzate e come la decisione abbia seguito il proprio iter all’interno del flusso di lavoro.

Si profila una nuova questione probatoria

Le organizzazioni hanno sempre dovuto essere in grado di dimostrare l’affidabilità dei propri processi operativi. Un contratto firmato, una transazione approvata o un documento datato possono essere ricondotti a una persona, a una decisione e a una sequenza documentata di eventi.

L’intelligenza artificiale agentica introduce una nuova difficoltà. Le azioni possono ora essere avviate, coordinate o eseguite da sistemi che operano con diversi livelli di autonomia. Quando tali sistemi vengono integrati nei flussi di lavoro operativi, le organizzazioni devono essere in grado di comprendere in che modo si è giunti al risultato ottenuto.

Tale requisito non si manifesterà solo in circostanze eccezionali. Potrà presentarsi in occasione di un controllo normativo, di un audit interno, di un’indagine sulla sicurezza informatica o di una controversia con un cliente o un fornitore. In ciascuno di questi casi, le organizzazioni dovranno essere in grado di spiegare non solo cosa sia accaduto, ma anche come sia stato determinato quel preciso risultato.

Gli agenti di intelligenza artificiale commetteranno errori, il che è intrinseco al loro utilizzo. Anche i collaboratori umani commettono errori. Ciò che conta è la capacità di comprendere, a posteriori, cosa sia accaduto.

Pertanto, man mano che l’IA agentica si integra nei processi operativi, le organizzazioni devono essere sempre più in grado di dimostrare l’integrità, l’autenticità e la tracciabilità delle azioni compiute dall’IA. In questo modo, esse possono conservare una traccia di audit affidabile che consenta di stabilire cosa sia accaduto, in quale momento e secondo quale esatta sequenza di eventi.

Creare un livello di fiducia digitale per l’IA

È proprio in questo ambito che i meccanismi di fiducia digitale trovano la loro utilità. Gli strumenti di tracciabilità dell’IA, associati alla marcatura temporale elettronica e all’archiviazione sicura e direttamente integrati nei flussi di lavoro operativi, possono creare e conservare registrazioni affidabili delle interazioni tra uomo e macchina, o tra macchine, rafforzandone il valore probatorio in caso di audit, indagini o controversie.

Tale esigenza risulta particolarmente evidente negli ambienti di sviluppo assistitidall’intelligenza artificiale, in cui agenti autonomi possono generare, testare e modificare il codice all’interno di diversi repository. Il monitoraggio dei prompt e la loro archiviazione a fini probatori consentono di conservare le interazioni tra gli esseri umani e i sistemi di IA, creando una traccia di audit che permette di identificare chi ha effettuato le scelte e in che modo sono state generate le decisioni e le azioni.

Al di là dei requisiti di conformità e di audit, la tracciabilità dell’IA presenta inoltre numerosi vantaggi per gli editori di software. Consente di documentare il contributo umano allo sviluppo del software, in particolare a sostegno delle rivendicazioni relative al diritto d’autore. Può inoltre contribuire a dimostrare l’originalità del software, conservando una traccia verificabile del suo processo di sviluppo nel tempo.

In conclusione, l’IA agentica presenta un notevole potenziale di miglioramento della produttività nei diversi settori dell’economia britannica. La sua efficacia dipenderà tuttavia da due fattori: le sue prestazioni tecniche e la capacità di garantire che le azioni autonome possano essere supervisionate e spiegate quando necessario.

Infatti, un’autonomia priva di responsabilità non consente l’adozione dell’IA su larga scala. Essa genera incertezza operativa e giuridica.

Fonti

  1. Piano d’azione per le opportunità nell’ambito dell’intelligenza artificiale – Governo del Regno Unito
  2. Salesforce – Annuncio relativo al rapporto sulla connettività 2026
  3. Visual Studio Code – Presentazione della modalità Copilot Agent

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  • Stéphane

    Stéphane è titolare di due Master, in Commercio e in Diritto, e vanta oltre 20 anni di esperienza nei settori della tecnologia, dei media e dell’intelligence di mercato. Prima di assumere la direzione generale di Evidency, ha ricoperto il ruolo di Chief Data Officer presso The Economist Group, dove ha supervisionato e definito la strategia data, le attività di analisi e le iniziative di trasformazione digitale a livello internazionale.

    Avendo operato in contesti differenti, attraverso mercati e culture diverse, Stéphane possiede una solida esperienza nella capacità di coordinare team eterogenei (prodotto, ingegneria, legale, compliance e operations) attorno a obiettivi comuni.