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Le nuove sfide in materia di prove nel settore Legaltech

Tempo di lettura: 3 min

Data di modifica: 22 Ottobre 2026

Negli ultimi anni, le Legaltech si sono sviluppate con un obiettivo comune: semplificare e velocizzare il lavoro dei giuristi e degli avvocati. Tuttavia, anche se i processi diventano sempre più digitalizzati e automatizzati, la necessità di disporre di prove rimane un fondamento essenziale per l’esercizio del diritto.

La digitalizzazione non elimina le questioni legate al valore probatorio. Al contrario, si osserva una crescente diffidenza dei tribunali nei confronti delle prove presentate in formato digitale. Nel 2025, infatti, si è registrato un aumento significativo delle decisioni giudiziarie che hanno respinto la validità delle firme elettroniche, principalmente a causa di un’identificazione tecnica insufficiente dei firmatari (1).

Indice

Punti chiave da tenere presenti sulle sfide del settore legaltech

  • La digitalizzazione non elimina le questioni relative alla prova: le Legaltech devono essere in grado di garantire l'origine, l'integrità e la tracciabilità dei documenti digitali.
  • Le interruzioni nel percorso documentale compromettono la validità delle prove: il passaggio da uno strumento all’altro può creare lacune nella catena di tracciabilità.
  • L'intelligenza artificiale e lo sviluppo di strumenti interni accentuano tali rischi: l'automazione dei flussi di lavoro rende indispensabile la creazione di catene di prova affidabili e verificabili.
  • I servizi di fiducia qualificati eIDAS rafforzano il valore probatorio: la marcatura temporale e il timbro elettronico qualificati offrono ulteriori garanzie giuridiche e tecniche.
  • L'integrazione tramite API semplifica la messa in sicurezza dei flussi di lavoro: le aziende Legaltech possono integrare servizi di prova qualificati nelle loro soluzioni esistenti, senza modificare l'esperienza utente.

Dove si trovano le faglie?

Queste aziende Legaltech sono considerate una fonte di verità dai propri clienti. Se le prove generate dai loro sistemi vengono contestate in tribunale, la loro proposta di valore crolla. Per contrastare tali rischi di contestazione, le Legaltech devono garantire che ogni documento che transita nei loro sistemi sia tracciabile dall’inizio alla fine.

Si prenda ad esempio una piattaforma di gestione dei contratti (CLM): essa gestisce il contratto, consente di collaborare, aggiungere note e negoziare, garantendo la tracciabilità certa delle diverse fasi. Una volta convalidato, il contratto viene inviato per la firma in un altro strumento. Il problema è che non sempre esiste un nesso probatorio tra i due ambienti che consenta di dimostrare in modo inequivocabile che il documento inviato per la firma sia effettivamente la versione approvata nella piattaforma contrattuale. Tuttavia, in caso di contenzioso, questo aspetto può diventare il punto debole che la controparte sfrutterà per far cadere il caso.

L'intelligenza artificiale aggrava o risolve tali carenze?

Se da un lato l’intelligenza artificiale consente alle Legaltech di sviluppare rapidamente nuove funzionalità di prodotto, dall’altro introduce anche una sorta di nuova concorrenza. Il vibecoding esacerba infatti la tendenza allo sviluppo «in-house», spesso privilegiato per ragioni di costo rispetto alle soluzioni disponibili sul mercato. Si assiste così alla nascita di strumenti di firma elettronica e di gestione dei contratti sviluppati internamente dagli utenti finali. Questa corsa alle funzionalità «vibecodate» non fa che aggravare la problematica della tracciabilità e della costituzione di percorsi probatori integri, autenticati, utilizzabili e ammissibili in sede giudiziaria.

Come è possibile rafforzare le catene di custodia dei documenti digitali?

Questo è il ruolo del terzo garante. Nell’UE, alcuni fornitori di soluzioni di fiducia digitale, quali la marcatura temporale, il timbro o la firma, vantano una qualifica eIDAS. Tale qualifica consente di garantire il massimo livello di sicurezza per l’identificazione e l’integrità dei documenti scambiati, comportando, per chi li contesti, l’inversione dell’onere della prova.

Ottenere questa certificazione eIDAS è un processo lungo e costoso: è proprio questo che ne determina il valore. Per rafforzare il valore probatorio di un flusso di lavoro o di un documento, può quindi essere opportuno per un’azienda Legaltech collaborare con tali fornitori.

Qual è l’interesse per un’azienda Legaltech nell’integrare componenti certificati eIDAS nei propri flussi di lavoro?

Innanzitutto, ciò consente di aggiungere un livello di fiducia digitale senza dover ricostruire tutto da zero. Una Legaltech può mantenere la propria interfaccia, il percorso dell’utente e l’esperienza operativa, integrando nel background elementi probatori qualificati tramite API. Ciò garantisce una tracciabilità automatica end-to-end e, di conseguenza, un fascicolo probatorio ammissibile.

È flessibile: lo si attiva in base alle esigenze e al livello di rischio associato al documento o all’operazione.

E, in un mercato in cui le offerte nel settore Legaltech sono molto simili tra loro, questo rappresenta un fattore di differenziazione.

In che modo ciò si concretizza presso Evidency?

Evidency opera in qualità di fornitore di servizi di fiducia qualificato ai sensi dell’eIDAS dall’ANSSI. Il nostro ruolo consiste nel fornire servizi di marcatura temporale, timbratura e archiviazione elettronica che consentono di stabilire, nel tempo, la data, l’origine e l’integrità di documenti o dati digitali.

Abbiamo optato per un’integrazione tramite API, affinché tali servizi possano essere richiamati direttamente dai sistemi informativi dei nostri clienti, senza comportare alcuna interruzione nei loro processi aziendali.

L'obiettivo è consentire agli utenti di raccogliere, nel corso delle loro operazioni digitali, elementi probatori verificabili, strutturati e recuperabili in caso di audit, controllo o contenzioso.

Fonte (1): Avv. Isabelle Renard, “Firma elettronica: panoramica della giurisprudenza”.

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  • Stéphane

    Stéphane è titolare di due Master, in Commercio e in Diritto, e vanta oltre 20 anni di esperienza nei settori della tecnologia, dei media e dell’intelligence di mercato. Prima di assumere la direzione generale di Evidency, ha ricoperto il ruolo di Chief Data Officer presso The Economist Group, dove ha supervisionato e definito la strategia data, le attività di analisi e le iniziative di trasformazione digitale a livello internazionale.

    Avendo operato in contesti differenti, attraverso mercati e culture diverse, Stéphane possiede una solida esperienza nella capacità di coordinare team eterogenei (prodotto, ingegneria, legale, compliance e operations) attorno a obiettivi comuni.